ROBINSON

with Philippe Barbut, Biagio Caravano, Francesco Saverio Cavaliere, Marta Ciappina, Andrea Dionisi, Laura Scarpini
choreography Michele Di Stefano
music Lorenzo Bianchi Hoesch
set and images Luca Trevisani
light design Roberto Cafaggini
production mk 2014, Teatro di Roma
in collaboration with  Comune di Montalto di Castro e Atcl
supported by MiBACT
lenght 55′
premiere 7 February 2014 Teatro Argentina Rome


ENGLISH

Robinson’s island has always been a place for our idea of the ‘exotic’, an undefined projective process of fears and desires, which nowadays deals with the increase of two opposite global streams: migrations and holidays. Robinson can be seen as a tourist but also as a refugee, eager to manage the rules of the society he is going to suit.
But unlike the protagonist of Defoe’s tale, our Robinson looses himself into the landscape with no aim at reproducing the path of Western society; he enters a metamorphic zone until the encounter with the Other leads him to a total reinvention of the self. That’s what happens in Michel Tournier’s book Friday or the other island.
Choreography can be seen as an act of learning towards the outside world: it is the language of the encounter with the other, a place where different projects and different reactions exist to produce a single dance, as a tale of destinations rather than origins. What Robinson seems to tell us is that Otherness can really structure a world.

ITALIAN

Luogo di approdo del turista definitivo ma anche laboratorio della colonizzazione, l’isola di Robinson si occupa da sempre della nostra idea dell’esotico, quell’indefinibile processo proiettivo di desideri e paure, rimodellato oggi per essere al servizio di due grandi flussi dell’economia globale: quello migratorio e quello vacanziero.
In questo spettacolo la progettualità amministratrice e normativa conferita da Defoe al suo protagonista entra contraddittoriamente in una zona di metamorfosi di fronte alla possibilità dell’innocenza originaria e di fronte allo sgretolamento dei propri limiti, causato dalla mancanza di quel termine di paragone che fonda e giustifica ogni individuo: un altro individuo, chiunque, un non-io.
Anziché rifondare la civiltà, il nostro Robinson si perde nel paesaggio senza umani fin quando l’incontro con l’altro lo prepara ad una totale reinvenzione di se stesso, come accade nel romanzo di Michel Tournier, Venerdì o il limbo del Pacifico.
Allo stesso modo, la coreografia è soprattutto un atto di apprendimento rispetto ad un “fuori” di cui fare incessante esperienza. La danza si definisce tale quando permette ad un’altra danza di esistere nei pressi: è dunque semplicemente un linguaggio adottato per l’incontro, che mantiene sempre vivo il momento dell’incontro.
E’ così possibile collocare l’origine e la fine di ogni danza nello spazio esterno del mondo. Ovunque.