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REAL MADRID

with Philippe Barbut, Rhuena Bracci, Biagio Caravano, Laura Scarpini, Mamadou Wade
the “N” people: Marco Valerio Amico, Matteo Lanfranchi, Marco Maretti
ESC: Lorenzo Bianchi, Michele Tadini, Daniele Segre Amar, Jacopo Baboni Schilingi
light design: Vincenzo Dente
choreography: Michele Di Stefano

lenght: 50′

project sostanzasonora 05
production MK – ESC electro-acoustic synthesis crew
Santarcangelo dei Teatri – festival Enzimi Rome- l’Arboreto Mondaino
in collaboration with Xing – Ass.cult.Mosaico Turin - Spazio Tadini Milan.
the Kroonde data system is developed by LaKitchen Paris

This project comes from a study of the material nature of sound. It starts in a place where volume meets phisical action. The production of images over time is set in an environment ruled by the detachedness of an alphabetical scansion and invaded by a massive presence of sound.
Mk and Esc (an Italian French based music ensemble) opened up a common work front in 2004  to probe conditions in which bodies measure themselves within a representation, free to adhere to this mechanism or to turn their backs on it, sliding from one time and one image to the other.
The project is entrusted to a series of captions for all the scenes; the body is at service of an arbitrary and elementary order that emphasises random images, or rather hosts and contains them, referring to a linguistic mechanism with the aim of allowing the impossibility of any dialogue to vibrate.


REAL MADRID

Il progetto sostanzasonora è un lavoro di ricerca sulla produzione corporea di immagini e sulla loro vibrazione nel tempo, in un ambiente governato dalla asetticità di una scansione alfabetica e contemporaneamente invaso dalla massiccia presenza del suono.
Il lavoro è stato avviato dal gruppo Mk con la formazione di compositori ESC nel 2004 e ha debuttato in luglio 2005 al festival di Santarcangelo, rimanendo un fronte aperto con derive autonome (Divano occidentale) e continue oscillazioni di struttura e di organico.
Il progetto si affida ad una successione didascalica delle scene; il corpo diviene funzione di un ordine arbitrario ed elementare che sottolinea immagini casuali, o meglio le ospita e le contiene, rinviando ad un meccanismo linguistico, al solo scopo di far vibrare l¹impossibilità di un discorso.
Un numero -fino alla fine imprecisato- di persone entra ed esce dallo spazio della rappresentazione, accettando di passare attraverso quelle immagini che le parole circoscrivono ambiguamente.
Il corpo rivela la sua natura e la sua potenza solo mentre entra o esce dalla funzione, cede o si sottrae al lavorio della produzione spettacolare. L’intermittenza delle azioni  coreografiche costruisce i corpi in una risonanza infinita, che sospende il  senso e che permette al soggetto di rimanere altrove durante l’esposizione. Anzi, configura il soggetto come un continuo rinvio,  fuori dal predominio dell’immagine e dei significati . E¹ un recupero di ambiguità nell’evidenza elementare della materia; la materia è sostanza riverberante, volume e cavità, significanza pura; su questo piano il suono che incontra il corpo lo modifica e ne e¹ modificato, dialogando sul piano dell’attacco e della vibrazione che ne consegue.
I corpi, nel loro aderire o voltare le spalle alla rappresentazione, sono occupati da qualcosa che sibila sulla superficie di tutte le figure: una crepa attraverso la quale essi scivolano da un tempo all’altro, precipitano fuori dalla cronologia per incontrare la penetrabilità del suono, che è il primo habitat dinamico della coreografia.
La danza appare nell’accettazione della penetrabilità e della perdita. Si rivolge, per generarsi, al presentimento che precede ogni attacco.